martedì 6 luglio 2010

CONCENTRAZIONE



ORE 07.35 S.S VARESINA, TERRITORIO COMUNALE DI BOLLATE
Il ciclista urbano non è arrabbiato, solo concentrato!!!

lunedì 5 luglio 2010

GIRADUR 2010








Archiviamo anche l'edizione di quest'anno con una bella carrellata di foto, il caldo ha dominato ampiamente ma un solo rapporto aiuta.

04/07/10 - DUE GUAPPI AL NIVOLET

Si mi chiedessero: "esiste il paradiso ?" la mia risposta sarebbe:"certamente e io l'ho visto nel massimo del suo splendore"

In una domenica di caldo infernale riesco a convincere Turbo (e basta poco) a venire con me in esplorazione di un percorso tanto sognato ma al quanto oscuro per il suo grado di difficoltà e fattibilità da fare in mtb.

Arriviamo a Degioz in Valsavarenche (Ao) che con i suoi 20° gradi di temperatura si sta di un bene.
Scaricate le bici si parte e il sentiero è subito lì, splendido con le sue rampe iniziali davvero impegnative.
Per arrivare alla casa reale di caccia ci sono 7 km nel bosco di abeti e larici dove solo con il rampichino e un ritmo costante si riesce a non mettere giù il piede.
Il bosco è fantastico il fondo del sentiero pure la bici tiene che è una meraviglia, liscio su un letto di aghi di pino
Nel pianoro il silenzio è interrotto solo dai fischi delle marmotte che corrono qua e là, sopra il casotto si scorge l'alpeggio Djouan, il sentiero passa proprio ai suoi piedi e prosegue fino agli omonimi laghi, prendendo un aspetto più stretto e più montano con qualche tratto sconnesso, ma comunque percorribile. Avendo raggiunto una quota superiore ai 2000 mt. di altitudine, la mancanza di vegetazione boschiva permette di spaziare con lo sguardo su tutta la valle ed ammirare, per intero, l'imponente Gran Paradiso (m. 4061), di questo monte, unico 4000 interamente italiano, si ha una magnifica visuale della parete Nord



Da li al lago Djuan è proprio una sottile linea verde in costa, fantastico, la mtb segue il percorso senza fatica in un contesto naturale incredibile.
Facciamo sosta al laghetto e ammiriamo stupiti che è animato di pesci che ogni tanto arrivano al pelo dell'acqua per mangiare gli insetti.
Il tempo di mangiare un pezzo di barretta e via si riparte, c'è una costa di montagna pietrosa da risalire lungo un sentiero a tratti nascosto dalla neve. Questo per me è il tratto più impegnativo e per forturna che una nuvola oscura il sole se no ci si abbrustolisce

Risaliamo piano piano fino a scollinare in un punto dove credevo si vedesse già la piana del Nivolet ed invece no
Superati questi 150mt. circa di dislivello (sembrano pochi ma per me è stato un calvario), si torna su sentiero su cui si può tornare a pedalare e raggiungere la quota di 2789 mt. s.l.m. del col Manteau (GPM).Da qui la visuale è fantastica: da una parte i laghi e tutto il sentiero appena percorso, dall'altra il vallone delle Meyes, con il suo laghetto ed il sentierino che taglia la conca su manto erboso, di fronte la catena montuosa in tutto il suo splendore ed i due rifugi (Federico Chabod e Vittorio Emanuele II) ai piedi del Gran Paradiso; dal colle finalmente si arriva alla prima discesa, bella e praticabile tutta in sella; naturalmente l'attenzione e cautela sono d'obbligo: non mancano le parti tecniche, soprattutto sui tornantini che si snodano lungo il percorso.
Si pedala su un tratto in piano per poi riprendere a salire su un sentiero ben battuto; il tratto che porta a Plan Borgno ha una pendenza media del 7% e la sua percorribilità è pressoché totale, solo alcuni tratti sono interessati da qualche pietrone.


Si tratta di un sentiero in Sali scendi che permette di addentrarsi nel vallone del Nivolet dove lo scenario è straordinariamente immenso: dall'alto si scorge il pianoro in tutta la sua lunghezza e si intravedono i rifugi, in basso i serpentoni di ruscelli avvolgono tutto il pianoro verdissimo lasciando spazio ad una sola traccia per la strada del ritorno, ci si perde nei colori della flora e nell'habitat della fauna che accompagnano in questo fantastico viaggio all'interno di un vero e proprio paradiso terrestre; la fatica viene meno davanti a tanta meraviglia e, in un attimo, ci si trova sulla poderale con leggera pendenza positiva che porta al rifugio Savoia.

Al rifugio mangiamo di tutto e dopo un buon caffè ripartiamo e decidiamo di scendere a Pont per due motivi: il primo per l'orario, sono già le quattro del pomeriggio e riaffrontare a ritroso il percorso sarebbe bello ma troppo lungo e poi ci sono un pò di salite da fare di cui almeno una a spingere la bici, la seconda è che siamo un pò stanchi, quei 20 km ci hanno un pò provato.
Partiamo seguendo il sentiero basso nel pianoro del Nivolet su pratoni e rocce levigate fino ad arrivare alla croce Roley.





Da qui a Pont ci sono 450 mt. di dislivello infernale, alcuni tratti pedalabili atri no diciamo che Turbo a fatto più della metà in sella mentre io, più prudente, ne ho fatto meno della metà ma va bene così.
Arrivati a Pont ci sono 8 km di asfalto per arrivare alla macchina ma sono anche già le 6 di sera e non mi sembra il caso di cercare sentieri alternativi all'asfalto.
Mentre percorro questi ultimi chilometri di asfalto la mia mente torna su quei sentieri fantastici, bellezza della natura ed il fatto di essere riuscito ad esaudire un sogno che coltivavo dall'autunno scorso quanto ho incominciato a "studiarmelo"
Sinceramente non me lo immaginavo così impegnativo e proporlo come EPIC RIDE al buon Gianni della PRO-M non è stata proprio una bella cosa difatti lo abbiamo subito chiamato al telefono e spiegato il perchè forse è meglio annullarla.
Se uno se la sente di affrontare un giro così bello ma altrettanto impegnativo lo deve fare conscio delle proprie capacità e limiti, si è a quota 2600 e la montagna è severa bisogna sempre rispettarla e temerla, solo così si riuscirà ad essere un tutt'uno.


Altimetria

un ringraziamento a Turbo per avermi accompagnato in questo giro memorabile
clicca sul titolo per vedere le foto !!!
























venerdì 2 luglio 2010

01/07/10 NOTTURNA IN BRIANZA - BIASSONO

Cosa c'è di una bella pedalata nei boschi per cercare anche un pò di refrigerio !!! ebbene ieri sera non ho mai sudato cosi tanto sia per il percorso tutto sali e scendi sia per l'alto tasso di umidità che c'era. comunque ci siamo fatti una bella pedalata in una zona della Brianza molto bella, i sentieri puliti, i boschi molto rigogliosi e le ville con parchi estesi e ben curati, un silenzio incredibile interrotto ogni tanto dal rumore dell'acqua del fiume Lambro il tutto a pochi chilometri dalla caotica Milano. Questa volta si sono uniti al gruppo anche Luca, Valerio e "Fax" persone stupende e simpaticissime con l'indole dell'allegria e spensieratezza. E' sempre divertente pedalare con loro.

Anche questa volta i singlespeeders fanno l'andatura e sono costretti a spingere sui pedali per superare i numerosi strappi che troviamo lungo il percorso. Dario, il nostro sherpa, li conosce bene perchè è il suo terreno di allenamento (quotidiano, quasi) Noi cambio muniti riusciamo a fatica stare al loro passo ed è motivo di simpatici sfottò Il tutto poi annegato in un bel bicchierozzo di birra nel pub di turno
Mi sà che quando non ci sarà più Mao (che tornerà nella sua amata regione friulana) che è il vero trascinatore delle notturne, difficilmente riusciremo a ricreare quell'affiatamento e voglia di pedalare dopo cena


Anche se questa sera il nostro caro amato pres non c'è (il signorino è andato a farsi il Bernina Lui che può) la sua presenza aleggia comunque !!!


Lungo il percorso abbiamo dovuto anche superare un tratto di sentiero franato


La prossima notturna è prevista al Parco Pineta di Mozzate.

a giovedi sera muniti di luci sempre accese (non come Luca che ogni tanto si divertiva fare le discese al buio :-) :-) :-) )


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MOTORIZZAZIONE, LA NUOVA FRONTIERA?


Prosegue l’avventura per la regolarizzazione della patente a seguito del ritiro, avvenuto ormai un anno fa, per guida in stato di ebbrezza.
Stavolta è il turno della visita in motorizzazione, nella “bella” sede di via Cilea dove mi ero già recato, seguendo l’ennesima falsa indicazione, prima di effettuare la seconda visita medica, diciamo che almeno mi ero procurato il modulo, il famigerato modello TT 2112.
Insieme al modello, la solerte impiegata mi aveva anche fornito una sbiadita fotocopia contenente le indicazioni da seguire per la corretta compilazione dello stesso oltre alla lista dei documenti, versamenti, foto e ammenniccoli vari da portare appresso al momento della consegna.
Mi presento dunque ieri con il modulo compilato, 2 foto di cui una autenticata, 2 versamenti per complessivi 34 euri (l’ennesimo balzello), certificato medico in originale + 2 fotocopie, patente di guida in originale + 2 fotocopie, carta d’identità e codice fiscale, a titolo precauzionale porto con me l’intera cartelletta contente il procedimento, che gioia.
Gli sportelli aprono alle 08.45 ma già diverso tempo prima la folla si accalca contro il cancello di ingresso, ogni giorno è così, ci sono da bruciare al via quei fottuti 50 metri che separano il varco dagli uffici veri e propri, ognuno, una volta varcato il cancello, rimane solo con se stesso e può quindi prendere le seguenti decisioni:
1)Me ne fotto di tutto e di tutti e corro come un pazzo, voglio arrivare uno.
2)Discreto ma non stupido, diciamo un bel passo da marcialonga.
3)Caggia fà, la vita è bella, jamme lemme lemme.

La quarta opzione, quella dell’uomo che scioccamente si ritiene saggio e scafato, è quella che scelgo io, in base al ragionamento che ho fatto e checcioè che cazzo corro a fare se poi non so dove andar?
Mi fermo quindi in portineria a chiedere a quale sportello mi devo rivolgere per sbrigare la mia pratica, il numero 25 è la pronta risposta.
Al mio arrivo nella sala degli sportelli, trovo la precedente umanità che si è ri- schierata davanti agli stessi, la prima impressione è quella di stare in una sala scommesse da ippodromo, lo stile è quello, il risultato della pratica forse anche.
Lo sportello 25 è gremito di folla numerosa, spicca tra loro un gruppo di ragazzotti palestrati stile quarto che sembrano fatti con lo stampino: tatuaggi a profusione, colletto della polo alzato, ray-ban a specchio, fantasmini e scarpe da ginnastica dalla suola ultrapiatta e dai loghi improponibili, il linguaggio è il solito in uso presso i gruppi di primati, una serie di mugolii e suoni gutturali per me incomprensibili.
Fortuna vuole che il branco viaggi compatto, sono venuti in 8 ma solo 2 hanno da fare qui, per il resto è puro cazzeggio, in meno di mezz’ora arrivo dunque a tiro dell’impiegata che, vista la documentazione presentata, mi dice chiaramente che lo sportello non è quello giusto, devo andare al 28 o al 29.
Sto zitto, non dico niente, mi sono preparato mentalmente ad un posto come questo, mi sposto e mi rifaccio la coda, sono l’ottavo o il nono, non male però, peccato che l’impiegato è assente e passa un bel quarto d’ora prima che si presenti nuovamente dietro lo sportello, forse era cacca.
Davanti a me attendono 2 giovani innamorati, fanno solo 2 cose, limonare e ridere, credo ridendo prendano anche fiato sennò non capisco come facciano, la saliva non lascia passare l’aria, forse qualche carie li aiuta, anyway, dopo un po’ diventano veramente fastidiosi, non è né il posto né il modo.
Quando, giunti al loro turno, sento che vengono rimbalzati ad un altro sportello, ammetto di avere goduto, ben vi stà limonatori da strapazzo, peccato che la stessa sorte tocchi a me immediatamente dopo, per la nota legge del contrappasso, infatti mi dicono che avrei dovuto passare prima all’ufficio “incidenti ostativi” al primo piano, ma perché cazzo non scriverlo chiaramente su quel fotocopio che viene dato?
Ormai depresso salgo la rampa di scale, acceso ad un ampia sala dove prendo il numerino dal controllo code, mancano “solo”12 numeri, siamo al 64.
Per una buona mezz’ora non succede niente, il numero è fisso, assisto alle evoluzioni di un secondo gruppo di ragazzotti, fotocopia dei precedenti, che con lo stesso stile gigioneggia nei dintorni, la scoperta di una sedia rotta scatena la loro ilarità, io mi metto le mani nei capelli e penso al futuro che non c’è e non ci sarà.
Qualche incrociatore, di quelli spesso visibili negli ospedali, intanto transita per i corridoi, sono affascinato da queste signore sui 50 anni e 100 e passa chili che con passo lento consumano i pavimenti di questi uffici statali, qui come altrove, l’espressione assente e l’incedere pesante sono un segno dei tempi.
Di colpo il display prende vita, in meno di 30 minuti brucia 10 posizioni, allora c’è speranza, quando mancano solamente 2 passaggi al mio turno ecco che dall’ufficio preposto se ne esce l’impiegata, aria acida e incazzata, probabilmente è tempo di pausa caffè.
Finalmente rientra e in meno di 1 minuto, tanto ci voleva, sistema anche me, posso finalmente ritornare al piano terra per rifare la coda allo sportello 29.
Coda che infatti è nutrita come da programma, siamo oramai nei dintorni del mezzogiorno e qualche animo inizia a scaldarsi, la fame credo, si assiste a discussioni tra gli utenti di varia natura, la migliore quella tra un meridionale che parla in milanese e un pensionato milanese doc, uno spasso.
L’impiegata dello sportello a fianco al mio, di colpo, con voce rotta e un po’ tragica urla: chiudeeete la pooorta, all’indirizzo di un collega che sta transitando nel corridoio, teme lo slittamento della pausa pranzo e si preoccupa dunque di arrestare la fiumana in ingresso.
La porta viene chiusa, che c’è c’è, chi non c’è non c’è, lei pare rilassarsi, intanto arrivo anch’io in prossimità della sciura dietro il vetro, guarda i documenti e poi esclama: fotocopia carta d’identità e codice fiscale?
Non li ho faccio io, indispensabili, scandisce lei.
Bene, estraggo con calma la fotocopia sbiadita con le istruzioni del caso e mostrandogliela le dico, mi indichi prego dove stà scritto che bisogna presentarsi con codeste copie, qui riporta che basta mostrarle, io da qui non mi muovo.
Sarà il fare irremovibile, sarà la porta chiusa che mi impedirebbe di recarmi al bar per farle (stranamente c’è una copiatrice) e poi rientrare, sta di fatto che con fare rassegnato si decide per scendere dalla sedia e recarsi lei stessa a portare a termine l’ingrato compito, torna dopo un po’, piazza una serie di timbri e poi mi avvisa di farmi vedere non prima di 45 gg allo sportello 30 dove mi verrà rilasciata la nuova patente.
Alleluia, ma già so che non è finita, nuovi esami, nuove visite, nuovi balzelli e su di tutti lo spettro della sanzione e del processo, Italiota ben ti stà!!!

LENTEZZA FELINA


Ho incrociato un gatto, nero ma non troppo, gli occhi di un bel verde un poco strabici, mi ha fissato indolente e ha evitato l’impatto con la ruota anteriore della bicicletta in modo confuso e ritardato.
Ritengo sia il caso di segnalare che, oltre al gatto delle nevi, il gattopardo, il gatto sul tetto che scotta, esiste anche il gattolento, stà in via Cerkovo.